Cesare Zacchetti #111 – Dakar 2020

Tutti quelli che si immedesimavano nelle gesta di un eroe che prova a sfidare l’avventura motociclistica più estenuante al mondo, si ricorderanno di Cesare Zacchetti e della sua sfortunata Dakar del 2015. Nella seconda tappa la sua moto andò a fuoco e la disperazione che segnata sul volto fece il giro del web. La Dakar 2020 lo ha visto di nuovo tra i nastri di partenza e questa volta è riuscito a raggiungere il traguardo nella categoria più difficile, dove devi fare tutto da solo, la “Original by Motul”.
                                                                     

Cesare ciao! Che emozione è stata seguirti in questa edizione della Dakar, con quel #111 che giorno dopo giorno aggiungeva una casellina. Raccontaci per prima cosa, chi sei quando ti levi il casco, quando non hai gli stivali da moto e 5 kg di sabbia addosso?
Ciao, vivo in un piccolo paesino sulle montagne poco lontano da Torino, una scelta di vivere nella natura, bei boschi per passeggiare col cane, andare in bici e certamente in moto! Lavoro in una bottega a nome TOB Turin Outdoor Basecamp, un progetto legato alle attività outdoor.

Raccontaci la tua storia motociclistica invece, come sei arrivato al traguardo di Quiddiya, che esperienze hai avuto in passato e quali ti hanno dato di più, raccontaci insomma il “Cesare motociclista”.
Il motocross è stata la mia passione sino a 20 anni, non sono più andato in moto sino a 40 quando insieme ad un gruppo di amici prendiamo parte a una motocavalcata dopo aver lavorato per anni con i torinesi del Pharaons rally, poi le prime gare di motorally, in Sardegna, in Marocco e la scoperta di questo bel modo di viaggiare attraverso le gare, un modo originale di visitare paesi su strade sterrate. Albania, Grecia, Tunisia, Turchia, Australia, Sudafrica, alla fine pensi di fare la Dakar.

Quest’anno hai corso questa Dakar in categoria Malle Moto, quella senza assistenza, pilota di giorno, meccanico di notte. Dicci perché questa scelta.
Un po per ragioni di budget, un’assistenza alla dakar può costare 20 mila euro, ma soprattutto perchè la classe senza assistenza è il vero spirito avventuroso della gara, un aspetto anche romantico, delle origini di questa gara pazzesca.

Per tutti gli appassionati, i dakariani sono già super eroi se hanno il meccanico e l’assistenza, ma come l’hai fatta te, la immaginiamo un vero e proprio inferno, è davvero così?
Bisogna avere anche un po di fortuna, io ho scelto il ktm rally perchè è una moto molto robusta e con facile manutenzione, cercando di non fare danni durante il giorno per avere poco da fare la sera, durante la gara ho avuto dei piccoli problemi meno male tutti risolvibili che mi hanno consentito di arrivare la sera al bivacco.

Cosa vuol dire prepararsi ad una Dakar in categoria malle moto? non parliamo di soldi, parliamo di capacità, di allenamento fisico, di guida in moto, quale è l’aspetto che non avresti mai pensato di dover curare ed invece è stato basilare.
Non so se esista una preparazione adeguata per un amatore, è chiaro che i piloti hanno la possibilità di allenarsi durante tutto l’anno con le moto da rally nei deserti, io ho fatto delle manche lunghe di motocross e tanta corsa a piedi anche quando non ne avevo voglia o faceva freddo, mi ha aiutato ripensare ai quei sacrifici durante le tappe lunghe.

Quale è stato il momento più duro, quello in cui hai detto: “se esco da questo casino è già un miracolo”.
Quando si è bloccato il cambio in quarta marcia nelle dune dell’11ma tappa, è stata una giornata di tensione, pensavo che la moto non avrebbe retto, soprattutto la frizione, non mi potevo fermare giravo intorno a tutte le dune e quando non potevo pensavo a non piantarmi.

Al contrario quale è stato, se c’è stato, un momento in cui sotto il casco ti sei detto: “ è fatta, questa volta il podio dell’arrivo non me lo toglie nessuno”.
Ogni sera che arrivi al bivacco è una piccola vittoria, ti dici se sono arrivato fino qui posso farcela anche domani!!!!

Che idea ti sei fatto dell’Arabia, dei suoi deserti, dei suoi paesaggi… secondo te, per noi appassionati di viaggi avventura, deserti e fuoristrada l’Arabia ha un senso anche fuori della Dakar? Può diventare un’alternativa al nord africa?
Ho scoperto un paese ricco di bellezze soprattutto a nord, con scenari vari di sabbia canyon pietre e montagne. Sicuramente rappresenta una novità nello scenario offr-oad, il paese è organizzato, sicuro e non molto distante dell’italia.

Seguendoti nei video o nelle foto abbiamo visto che ogni tappa aggiungevi un adesivino sul cupolino della moto, come un Waypoint; puoi spiegarcelo?
Ogni sera a tappa conclusa aggiungevo un “tabui”, il cagnolino simpatico che mi ha sostenuto come main sponsor, non potevo non arrivare alla fine, mi sentivo in dovere verso tutti gli amici che ci hanno creduto.

Ultima domanda: quanto hai impiegato per tornare alla normalità, recuperare il sonno, riprendere la tua vita?
Sono rientrato subito dopo l’ultima tappa, sabato pomeriggio ero di nuovo operativo in bottega!!! La stanchezza non la senti nemmeno, gli amici che ti ringraziano perchè si sono emozionati seguendo la gara ti fan sentire così bene che sei carico a molla!!!!

Vuoi già ripartire?
E’ un’esperienza talmente bella che varrebbe la pena viverla ancora.
 

Allora Noi saremo pronti a seguirti di nuovo!

Testo: Pietro Bartolomei

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