Hat-trazione

Inizio Agosto, le ferie stanno per iniziare e alla moto non ci si pensa perché si va in vacanza con la famiglia. Vedo il calendario delle varie manifestazioni motociclistiche con un po’ di tristezza pensando che per tre settimane non prenderò la moto e leggo “8-9 Settembre Hard Alpitour”…
È vero! C’è l’Hat! Non posso mancare! È la decima edizione… però è tardi, non ci sarà mai posto.
Sconsolato telefono in redazione per sapere come stanno e come passeranno le vacanze e manifesto la mia delusione nel non andare all’HAT 2018. Pietro ci pensa un po’ e mi propone di andarci per conto della Discovery Endual. Esulto, attacco il telefono e mi precipito in garage a preparare la mia KTM 1290 SuperAdventure S con un leggerissimo anticipo. Forse non è la moto più adatta però, con un bel treno di cerchi a raggi e pneumatici tassellati, ci possiamo divertire comunque.
Arriva il 7 settembre e parto alla volta di Sanremo, base operativa dell’organizzazione e punto di partenza della motocavalcata con arrivo a Sestriere, non prima di essere passato da Pietro a ritirare un bellissimo casco LS2 Subeverter da enduro.

Arrivo in hotel alle 18.30, giusto in tempo per una doccia veloce e per riuscire ad andare alla presentazione della manifestazione. Dopo la carrellata degli sponsor che hanno reso possibile la realizzazione di quest’evento, si passa alla descrizione dell’Hat 2018, l’unica manifestazione italiana di Enduro Adventuring riconosciuta dalla Federazione Internazionale.
Questa è stata l’edizione dei record: 480 iscritti, partecipanti provenienti da 16 diverse nazioni, la ormai famosa motociclista Amy Hardburg proveniente dall’Australia dopo la traversata dell’Asia e dell’Europa, la partecipazione di numerosi ex dakariani come Bruno Birbes, Aldo Winkler e Brenno Bignardi – che hanno dato inizio alle danze con la partenza a mezzanotte della categoria Extreme – il più giovane partecipante di tutte le edizioni dall’alto dei suoi 10 anni, con Mario Ciaccia sempre presente a tutte le 10 edizioni, con Nicola Dutto campione con la moto e nella vita che ci insegna che la vita è un dono e va vissuta anche nelle difficoltà.
Come già accennato, l’Hat è divisa in 3 categorie differenti per difficoltà e lunghezza del percorso: Extreme di 900 km, Classic con 580 km (quella cui ho partecipato) e la Adventuring con 480 km in cui è numerosissima la presenza femminile a testimonianza che l’enduro non è affatto una “cosa” esclusivamente maschile.
La ciliegina di questa edizione è stata la presentazione in anteprima mondiale del prototipo della Yamaha Tènèrè 700 e la sua partecipazione all’Hat con nientepopodimeno che Alessandro Botturi.
Il giorno dopo, alle 12, è partita la mia categoria e dopo pochi minuti sono partito anch’io insieme a due compagni di viaggio. Ci sono moto di ogni tipo, alcune preparatissime, e la mia preoccupazione sulla scelta della moto sale. In più proprio per affrontare ogni evenienza di tipo meccanico-onirico mi sono portato dietro uno zaino carico all’inverosimile comprensivo di sacco a pelo.
La strada parte subito inerpicandosi verso le montagne in direzione Sestriere e poco dopo si dà il via alle danze enduristiche. Il percorso non è semplicissimo ma la mia Kappa si comporta egregiamente, anche se il peso si fa sentire. I km passano velocemente immersi nella bellissima natura ligure-piemontese. Quando ho ormai preso un ottimo ritmo, sento che qualcosa non va dietro; abbasso lo sguardo e vedo che l’indicatore della pressione degli pneumatici lampeggia vistosamente di rosso segnalandomi una bassa pressione dello pneumatico posteriore.

No, proprio adesso? Sconsolato mi fermo immediatamente e mi conforta il pensiero che nello zaino ho tutto il necessario per affrontare una guerra termonucleare globale. Tra l’altro si ferma un gruppo di Tènèrè 1200 i cui piloti mi aiutano a riparare la gomma. Riparto con loro e arriviamo di buon passo al punto di ristoro pomeridiano. Li saluto ringraziandoli infinitamente e riparto subito cercando di raggiungere i miei compagni di viaggio che erano andati avanti per avvantaggiarsi con foto e video.
La strada si fa sempre più bella, riprendendo in parte la famosa Via del Sale. Limone, luogo del ristoro per la cena, si fa sempre più vicina e sale la voglia di arrivare prima possibile.
Dopo una serie di salti in discesa, incontro un gruppo di moto più lente di me. Ormai mi sono “ingarellato” e, per non aspettare un punto più largo, decido di superarle passando velocemente sull’erba. Errore enorme! L’erba nasconde un canale di scolo che mi disarciona dalla moto.
I superati, sghignazzando giustamente, si fermano e mi aiutano a rialzare la moto. Danni quasi nulli a parte il parabrezza e la mia mano. Mi fa veramente male, guardo la traccia e vedo che ormai sono arrivato a Limone. Scortato da loro, arrivo al punto di ristoro dove c’è un medico ad aspettarmi e dove scopro che anche un mio compagno di viaggio ha avuto una disavventura facendosi male alla spalla. Il responso medico è di una probabile frattura all’ultima falange dell’indice e la lussazione del pollice della mano sinistra… la mano della frizione.
Mangio con il ghiaccio sulla mano sinistra e con il compagno di sventure decidiamo di provare a continuare fino a Sestriere, anche considerando che il tracciato sarà più semplice. Ci rifocilliamo e ci riposiamo e verso le due del mattino ripartiamo.

Effettivamente il tracciato è più semplice della parte precedente e ci regala paesaggi mozzafiato, come quello dell’Assietta che non avremmo voluto perderci. Sestriere ci vede arrivare verso le 10 con una mano ormai gonfia e dolorante però la soddisfazione è enorme.
Anche qui mangio qualcosa e mi riposo prima di ripartire verso casa perché la moglie mi reclama ed io vorrei farmi controllare la mano.
Altre 7 ore di viaggio ed arrivo a casa devastato e più sporco che mai, però felicissimo per un’esperienza bellissima che mi ha convinto ancora di più che il popolo motociclista è stupendo perché si è tutti amici anche se non ci si conosce per niente.
Complimenti all’organizzazione dell’Hat perché è stata impeccabile fornendo tutto il supporto necessario.
Una manifestazione da consigliare vivamente per la bellezza del tracciato, dei paesaggi e il calore dei partecipanti.

P.S. (Pronto Soccorso): frattura dell’indice e del pollice della mano sinistra!

Testo: Fabrizio Guido
Foto e video: Fabrizio Guido e Gianclaudio Aiossa

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