9° Transitalia Marathon, finalmente ci sono anche io!

Era da qualche anno che il Transitalia Marathon mi girava nella testa, per quello che mi avevano riportato gli amici, per come era strutturato l’evento e forse anche per i racconti dei vecchi piloti sul famoso Rally del Titano, il nonno del Transitalia….

Così l’invito di Mirco Urbinati e quello di Honda Italia a guidare la nuova Transalp hanno avuto l’effetto che si può immaginare e così il primo settembre mi ritrovo coinvolta non solo nell’evento, ma addirittura integrando l’organizzazione in una esperienza per me nuova.

Bagaglio fatto e partenza alla volta di Rimini dove trovo i ragazzi della Honda ad accogliermi da “pilota ufficiale” e questa sensazione continuerà anche nei giorni seguenti: un gruppo simpatico, affiatato e disponibile, una moto eccezionale.

Il giorno prima della partenza passa tra i briefing dell’organizzazione e della squadra, ma soprattutto passeggiando nell’expo village dove è inevitabile il susseguirsi di incontri tra piloti , appassionati e chiacchiere sul presente e il passato e ti accorgi che la Dakar e le altre gare sono esperienze che ti accompagnano per tutta la vita, in ogni senso.

Il meteo non ci accompagna il primo giorno, avendo già fatto qualche dispetto che ha spazzato qualche gazebo nel village, ma la prima tappa scorre liscia, in tutti i sensi: sterrati spettacolari e un percorso godibile per cominciare a carburare e giungere poi all’arrivo a Città di Castello dopo aver goduto della vista del lago Trasimeno dai suggestivi sterrati umbri.

In una meravigliosa corte di un palazzo antico ritrovo a cena i vecchi dakariani: Boano e Birbes , allora gli aneddoti si sono sprecati, io ne ho fatte solo due e ho chiacchierato di edizioni più recenti, poi tutto è terminato con una interessante esibizione di scherma e poi a letto per prepararsi alla seconda tappa che, partendo dalla piazza principale del paese, ci porta dalla terra umbra, sfiorando il Lazio fino verso l’appennino con gli sterrati che portano nel senese, direzione Chianciano dove la cena, bella come al solito, ci attendeva alle famose terme della cittadina toscana.

La mia Transalp si comporta benissimo, morbida e confortevole (forse troppo!) perdona gli errori e da fiducia, ovvio che non posso farle richieste da pilota (ex….).

Da maremmana doc non posso che attendere la terza tappa che ci porta a Follonica raggiungendo, dopo essere partiti dall’Adriatico, la costa ovest lungo la quale ci scorrono davanti l’isola d’Elba, il Giglio e le suggestive isolette che abitualmente vedo dalle mie spiagge.

Un imprevisto lungo il percorso ci costringe a una deviazione per la quale mi adopero con i ragazzi Honda e tutto lo staff per indirizzare opportunamente i partecipanti e non interrompere il flusso della manifestazione che fortunatamente assorbe eccellentemente questa difficoltà e così tutta la carovana si gode il relax e qualche bagno ai chioschi sulla spiaggia di Follonica e una mega cena al villaggio MareSi dove viene annunciata e illustrata la tappa clou dell’evento, quella che porta da Follonica direttamente a Rimini: il coast to coast fatto in tre giorni all’andata ora tocca tutto d’un fiato al ritorno!

L’avvio dell’ultima tappa ha un sapore rallystico visto che la prima moto molla la frizione alle 5.30, l’organizzazione ha previsto questo orario di partenza per garantire il tempo di percorrenza e gli eventuali imprevisti.

La Toscana ci saluta con l’attraversamento della Val di Cecina e delle colline del Chianti per prendere poi direzione est verso le Marche con la Valle del Metauro e Montefeltro in attesa di vedere il mare Adriatico che finalmente scorgo dalle colline della Romagna che ci portano verso l’arrivo a Riccione.

L’abituale calore e simpatia della riviera e un impeccabile organizzazione hanno accolto la carovana dell’evento, i partecipanti hanno atteso i festeggiamenti conclusivi tra chiacchiere abbracci e pacche scambiate tra chi ha vissuto giorni di moto, passione e il turismo nella natura. Tutti su e giù dall’immancabile palco dove poi le quote rosa sono state invitate in abito da sera, una nota conclusiva di una femminilità un po’ diversa da quella comunque portata tra la polvere e i sassi, pur coperta da caschi e protezioni.

Testo: Silvia Giannetti
Foto: Alessio Corradini

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