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Test comparativa ktm 950ADV e 990ADV – “Tutto per beneficenza”

Respirare  il mito, vivere e toccare la leggenda!! Una serie di combinazioni che raramente si allineano, ci hanno permesso di trovarci al cospetto di due regine  del deserto; la straordinaria ktm 950 adv del grandissimo e mai dimenticato Fabrizio Meoni, vincitrice della Dakar 2002 e la 990 R del fortissimo pilota Paolo Caprioni, fresca vincitrice dell’ultima Africa Eco Race per la categoria bicilindriche. Insieme a loro, sul circuito sabbioso di Pomposa, il mito vivente Giovanni Sala, che con Fabrizio ha sviluppato quel gioiello denominato LC8 950, e  il progettista e tecnico Bruno Ferrari, che l’ha letteralmente costruita da zero seguendo le indicazione dei piloti.

Giole Meoni, figlio di Fabrizio, dal quale ha ereditato un DNA foriero di una “manetta” spaventosa, ci ha gentilmente dato la possibilità di cavalcare il mito, e di testarlo (con il dovuto timore reverenziale e senza pretese…) sulla pista sabbiosa nel circuito di Pomposa, insieme alla 990 R messa a disposizione dal team Kapriony.

Due moto nate dallo stesso progetto, quello del 950 di Ferrari, ma molto diverse l’una dall’altra.

La mitica 950 di Meoni, vincitrice della Dakar del 2002, oggetto della nostra prova, a differenza di quanto ci si potesse aspettare, gode di un motore meraviglioso. Fin troppo gestibile se si pensa che si tratta di un vero e proprio prototipo di quasi 20 anni di concezione. Il 950 LC8 a carburatori, intimidisce da subito per il ruggito possente e per le esagerate quote ciclistiche, degne del suo possente pilota, Fabrizio Meoni.
Il motore della 950 è pronto, presente, con una dote di coppia ai bassi regimi inaspettata. La moto non punta e non soffoca, ma è reattiva all’inverosimile al primo tocco dell’acceleratore. Prosegue con dei medi poderosi che regalano una schiena favolosa e che permettono alla moto di salire  velocemente verso regimi alti e velocità che, come hanno dimostrato Giò Sala e  Gioele Meoni, anche in una pista come Pomposa, possono diventare esagerate!

Data la tipologia sabbiosa del circuito, la moto necessita di una guida decisa, per non far “torcere” ed affondare il pesantissimo avantreno. La moto imbarazza per la mole e per il peso che l’accompagna, ma sotto mani esperte esprime un potenziale inimmaginabile. Si tratta di un vero e proprio prototipo da competizione;  nessun compromesso, nessuna facilitazione. Solo un favoloso mezzo che richiede di essere domato e controllato da mani esperte.

Il discorso cambia quando saltiamo sopra la bellissima 990R del team Kapriony, portata alla vittoria dell’ultima Africa Eco Race dal fortissimo pilota Paolo Caprioni.
La moto è una “derivata dalla serie”, anche se da una prima analisi ci si rende conto che di serie il 990 non ha praticamente più nulla! L’iniezione elettronica è stata eliminata, sostituita da un corpo carburatori; il telaio è stato totalmente modificato, accorciato, alleggerito con l’utilizzo del carbonio, e con l’adozione di un avantreno Suzuki con piastre in ergal e forcelle ad aria. Tutto ciò ha contribuito ad una drastica riduzione del peso che ha portato la pesante 990 al peso piuma di ben 167 kg.

Una volta in sella si percepisce l’evoluzione tecnica del progetto iniziale, soprattutto dal punto di vista ciclistico.

La moto appare molto maneggevole, e nonostante l’imponenza e l’altezza, si riesce a direzionarla con facilità sull’insidiosa sabbia del circuito.
La guida in piedi riesce più naturale e l’anteriore appare già da subito meno affaticante rispetto al 950, grazie anche all’adozione dell’avantreno alleggerito.
Il motore invece “perde” rispetto alla progenitrice, risultando meno fluido ma comunque pronto in accelerazione. C’è da dire che la moto accusava un problema di carburazione che tendeva a smagrire eccessivamente rendendo scorbutico il propulsore ai bassi regimi. Nel complesso mi sono trovato a pilotare un mezzo meraviglioso, intuitivo, potente e veramente “gustoso”!

Da questa comparativa a mio modesto parere  non ne esce né un vincitore né un vinto, ma abbiamo tutti avuto l’enorme privilegio, nel caso della 950 ADV, di godere della guida di un simbolo assoluto della Dakar e del motociclismo in genere, e nel caso della ADV 990, di conoscere da vicino ciò che rappresenta il “nuovo corso” del moto rally africano, quello non ancora inquinato dall’hi-tech e dall’immagine plastificata dei grandi team, ma un qualcosa di “vero” creato da un gruppo di appassionati e bravissimi tecnici che sono stati in grado di confezionare in maniera totalmente artigianale, ma con cura invidiabile dei dettagli e della tecnica, una motocicletta capace di vincere un rally massacrante come l’Africa Eco Race 2019!!

Testo: Edoardo Tommassini
Foto: Alessio Corradini

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