Sei alla ricerca del perfetto itinerario in moto tra il Lago di Garda e i passi del Trentino? Ecco il diario di un viaggio di quattro giorni su due ruote, dai tornanti della Strada della Forra fino alle vette del Passo Manghen e delle Pale di San Martino.
Scopri un incredibile itinerario in moto di 4 giorni tra il Lago di Garda, il Trentino e le Dolomiti. Mappa ideale, consigli sull’abbigliamento e passi da non perdere come la Strada della Forra e il Passo Manghen.
Sintesi dell’Itinerario: Il viaggio in cifre
| Dettaglio Viaggio | Informazioni Utili |
| Durata | 4 Giorni |
| Distanza Totale | Circa 1.500 km |
| Moto Utilizzata | Voge |
| Tappe Principali | Lago di Garda, Strada della Forra, Monte Bondone, Folgaria, Altopiano di Asiago, Passo Rolle, Passo Manghen |
| Tipo di Percorso | Misto (Autostrada di trasferimento, strade costiere, passi di montagna stretti e tecnici) |
All’insegna di un weekend soleggiato, ho deciso di fare i bagagli, montare bauletto e valigie sulla mia moto e partire. L’avventura chiama e Luca risponde: si parte!
Ho pianificato scrupolosamente l’itinerario per non perdermi i punti più belli da visitare in moto, dividendolo in tre tracce principali:
- La sponda bresciana del Lago di Garda e l’entroterra.
- Il Monte Bondone e l’Altopiano di Folgaria.
- L’Altopiano di Asiago, le Pale di San Martino e il Passo Manghen in Val Sugana.







Giorno 1: Il trasferimento e l’incanto della Diga di Valvestino
Sono partito nel primo pomeriggio di giovedì. Per accorciare i tempi e arrivare a destinazione il prima possibile, ho imboccato subito l’autostrada in direzione Firenze. Sapevo che i chilometri da percorrere sarebbero stati parecchi: ben 380 km. Dopo un paio di soste e una buona playlist Metal nelle orecchie per tagliare il noioso fruscio del vento nel casco, verso le 18:00 sono uscito dall’autostrada in direzione Salò. Finalmente ho intravisto l’acqua scintillante del Lago di Garda e un grande sorriso si è stampato sul mio viso dentro il casco.
Come pianificato, ho deciso di non raggiungere subito Navazzo (dove avrei pernottato), ma di percorrere una stretta e tortuosa stradina secondaria verso il primo punto d’interesse: il suggestivo Lago d’Idro.
Dopo una foto ricordo, sono ripartito in direzione sud-est per tornare sul Garda, seguendo una via che costeggia un piccolo torrente tra i boschi. Questa strada alimenta l’invaso di Valvestino, una diga artificiale per la produzione di energia idroelettrica caratterizzata da un’acqua blu profondo. Nota storica: sulla sponda della diga si nota l’ex caserma e dogana, ormai in rovina e semisommersa, che delimitava il confine tra l’Impero Austro-Ungarico e la Repubblica di Venezia prima dell’allagamento della valle.
Stanco ma felice dopo 460 km in sella, sono arrivato alla prima destinazione. Ho scaricato i bagagli e mi sono goduto un bel tagliere di salumi locali con vista lago. Il trasferimento è compiuto. Chiudo gli occhi emozionato per l’indomani: non vedo l’ora di percorrere la leggendaria Strada della Forra, una delle più belle al mondo.









Giorno 2: La Strada della Forra e la scalata al Monte Bondone
Mi sveglio alle 8:00 in punto, elettrizzato. Dopo la colazione, indosso subito l’abbigliamento tecnico. Ricordate, amici motociclisti: non importa che andiate al bar a trovare un amico o a percorrere una tortuosa strada a picco sul lago, l’abbigliamento tecnico completo è sempre obbligatorio per la sicurezza.
Saluto gli host, carico le valigie e metto la prima in direzione Tremosine sul Garda. La Gardesana costeggia tutto il lato bresciano del lago (diviso perfettamente tra la provincia di Brescia a ovest e quella di Verona a est), offrendo scorci bellissimi. Le tipiche limonaie di un’altra epoca segnano il paesaggio verdeggiante che si specchia in un’acqua cristallina. Se non ci fossero stati 12 gradi, mi sarei tuffato volentieri!
Guidare sulla strada della Forra in moto
Proseguendo tra paesini colorati e oltrepassando una galleria scavata nella roccia, arrivo al portale d’ingresso della Strada della Forra. Questa via si snoda in salita attraverso una gola profonda e stretta scavata dal torrente Brasa.
Nota per i viaggiatori: La strada è stata costruita nei primi del ‘900 per collegare il paese di Tremosine con la statale Gardesana, ponendo fine a un isolamento durato secoli. Oggi è percorribile principalmente a senso unico di marcia in salita per motivi di sicurezza, ed è transitabile anche a piedi lungo il vecchio camminamento per i turisti più allenati.
Arrivato nel cuore della Forra, dove l’asfalto bacia il torrente, mi fermo ad ammirare la spettacolare gola. È uno scenario unico, con radici che penzolano dalle pareti e una vegetazione rigogliosa che crea un microclima fresco. Il cinguettio degli uccelli e il gorgoglio dell’acqua echeggiano tutto intorno. La strada, sempre tortuosa, conduce presto in paese, dove dalla piazza principale si gode di una vista sconfinata dall’alto sul Lago di Garda.







Da Limone sul Garda al Monte Bondone
Scendendo in direzione Vesio, si raggiunge Limone sul Garda. Si capisce subito l’origine del nome: interi terrazzamenti coltivati a limoni circondano l’abitato. Se amate il limoncello, una sosta qui è d’obbligo.
Continuando sulla Gardesana sono arrivato a Riva del Garda, il centro più movimentato e frequentato dai giovani. Dietro il paese si stagliano montagne verdi: inizia la salita ed entriamo ufficialmente in Trentino.
Mi dirigo verso il Monte Bondone (Prealpi Gardesane) percorrendo il Passo Santa Barbara. Supero diversi ciclisti che saluto e definisco “eroi” per la determinazione nell’affrontare pendenze simili. Tra curve vertiginose e panorami mozzafiato, verso le 13:00 vedo la cima. Qualche nuvola minacciosa si fa viva, ma fortunatamente torna subito il sole (in quota il tempo è sempre un po’ ballerino).
A circa 2.000 metri s.l.m. l’aria frizzante si fa sentire. Mi fermo in una tipica malga di montagna e mi siedo in compagnia di altri motociclisti davanti a un piatto fumante di polenta e cervo. Spettacolare.
Da lì scendo lungo una strada ricca di tornanti, famosa per ospitare gare automobilistiche di velocità in salita, che conduce direttamente a Trento. Una sosta per un gelato ci sta tutta: d’altronde, moto e cibo sono un’accoppiata perfetta!







Giorno 3: I laghi della Val Sugana e la storia di Folgaria
Riparto per Folgaria passando per i bellissimi laghi di Caldonazzo e di Levico, per poi risalire dal Passo del Menador, che offre una vista mozzafiato sui due specchi d’acqua della Val Sugana occidentale. Consiglio vivamente questo scorcio fotografico.
Arrivato sull’Altopiano di Folgaria, a Virti, mi aspetta il mio amico Filippo che mi ospiterà per la notte. Si conclude così la seconda tappa: dalla Gardesana direttamente in quota, passando per valli e montagne. La moto è davvero un mezzo fantastico.
L’indomani mattina decido di concedere una breve pausa alla moto. Insieme a Filippo andiamo a visitare il Forte Belvedere, una fortezza austriaca costruita in soli quattro anni durante la corsa agli armamenti prima della Grande Guerra. Situato sull’Altopiano di Folgaria, è una testimonianza intatta delle atrocità della Prima Guerra Mondiale, un sito storico che fa riflettere.
Nelle vicinanze, sopra il paesino di Magrè, si trova la scultura in legno del Drago di Vaia, realizzata dall’artista Marco Martalar. Questa imponente opera d’arte è stata costruita utilizzando il legno degli abeti abbattuti dalla famigerata tempesta Vaia del 2018. È una struttura mastodontica e bellissima che fa parte di un percorso di sculture diffuse sul territorio.







Giorno 4: Dolomiti, Pale di San Martino e il mitico Passo Manghen
Il giorno seguente è tempo di rimettersi in sella per la terza e ultima traccia dell’itinerario: l’Altopiano di Asiago, il Passo Rolle, la Val di Fiemme e il mitico Passo Manghen. Mi aspettano circa 260 km di pure curve di montagna.
In direzione Veneto, guido verso l’Altopiano di Asiago, caratterizzato da paesini accoglienti e montagne ricoperte di abeti. Sulla destra noto un’enorme spaccatura nella roccia: è il Canyon del Buso vicino a Foza, un luogo ideale per una sosta rigenerante. Scendendo lungo la valle, seguo il torrente Cismon e rimango incantato dalla bellezza della cascata nell’omonimo paese di Cismon del Grappa. Una vera cartolina.
Salita al Passo Rolle e le Pale di San Martino
Proseguo verso San Martino di Castrozza, un gioiello alpino che potremmo definire la “Cortina d’Ampezzo del Trentino”, che fa da preludio al Passo Rolle.
Qui inizia il vero divertimento per noi motociclisti: le curve si snodano pennellando l’asfalto tra boschi di abeti e rocce dolomitiche. Ho persino incrociato un cervo curioso a bordo strada! Sopra di me si stagliano imponenti le Pale di San Martino, la catena montuosa più estesa delle Dolomiti, che tocca il cielo a quota 3.192 metri s.l.m. con la cima più alta, la Vezzana.
Oltre il valico del Passo Rolle (1.984 m s.l.m.), scendo verso la Val di Fiemme, famosa nel mondo per il suo pregiato abete rosso di risonanza, utilizzato fin dai tempi di Stradivari per la costruzione delle tavole armoniche dei violini. Mi fermo a Cavalese per pranzo per una degustazione di formaggi locali: dal Puzzone di Moena al Trentingrana, fino ai formaggi di malga. Compro qualche souvenir gastronomico e riparto.
La sfida del Passo Manghen
È il momento di svoltare verso il Passo Manghen, la strada che mi riporterà in Val Sugana. Devo ammettere che si tratta di una delle strade di montagna più belle e tecniche che abbia mai percorso. È una via strettissima che sale tra abeti, pareti rocciose, malghe e torrenti: l’essenza stessa della montagna.
In cima la sosta è d’obbligo presso il Rifugio Manghen (2.047 m s.l.m.), situato accanto a un laghetto alpino che conserva ancora sprazzi di neve invernale. Lì accanto, un piccolo santuario consacra il luogo invitando al silenzio e al rispetto.









Il Rientro a casa
Di fronte a me, l’imponente Catena del Lagorai indica la direzione per scendere nuovamente verso la valle. Arrivato a Carzano mi ritrovo in Val Sugana. Da qui, la strada verso Centa San Nicolò offre un divertente saliscendi tra cascate, pareti scoscese e piccoli borghi arroccati dai tetti a punta.
Verso le 16:00 rientro alla base a Virti per un meritato riposo e una serata in compagnia. L’indomani mi aspettano i 400 km di autostrada per il rientro, che imbocco a Rovereto. Qui trovo l’ultima sorpresa del viaggio: Castel Beseno, una fortificazione monumentale perfettamente conservata che domina la valle dall’alto delle sue mura.
Dopo quattro ore di viaggio sotto la pioggia, scorgo finalmente l’uscita di Valdichiana. Sono tornato in Toscana: la mia casa a Montisi è vicina.
Conclusioni del viaggio
Si conclude così un lungo e intenso weekend su due ruote. Ho percorso quasi 1.500 km scoprendo le meraviglie del Lago di Garda, della Forra di Tremosine, del Monte Bondone, degli Altopiani di Asiago e Folgaria, delle valli di Fiemme e Sugana, fino ai colossi dolomitici del Lagorai e delle Pale di San Martino.
Non potevo scegliere un itinerario migliore per la mia fedele compagna di viaggio, la mia Voge, che si è comportata egregiamente. Godetevi i viaggi, la moto, la natura e soprattutto la libertà.
Al prossimo viaggio e un saluto a tutti i motociclisti!
Testo: Luca Stolli


