Il liquido di raffreddamento per eccellenza

Quali caratteristiche deve avere il liquido di raffreddamento ideale? Ottime capacità di scambio termico, temperatura di ebollizione alta, viscosità ideale per scorrere in condotte di piccola sezione e, caratteristica sempre gradita, un prezzo contenuto: stiamo parlando dell’acqua.

A livello prestazionale non ha praticamente eguali, ma purtroppo il congelamento sotto gli 0° la rende inutilizzabile allo scopo nel periodo invernale, quando le temperature di esercizio possono scendere drasticamente al di sotto della soglia di congelamento.
Ecco perché il termine più comune con cui si identificano i liquidi di raffreddamento, nel linguaggio comune, è “antigelo”.

Da cosa è composto?

Nella stragrande maggioranza dei casi, l’antigelo oggi è composto da glicole mono etilenico (in alcuni rari casi, anche propilenico); una miscela con rapporto 1:1 acqua/glicol etilene permette di abbassare la temperatura di congelamento in modo considerevole, arrivando anche sotto i -30°C, e di migliorare la temperatura di ebollizione di un buon 15%.

Come l’acqua, anche il glicole non può essere lasciato puro: per effetto dei cicli di riscaldamento e raffreddamento che subisce, si decompone chimicamente in acidi organici, fortemente corrosivi per i metalli, se non inibiti da ingredienti basici nella miscela.
Gli additivi a questo scopo erano in genere nitriti, fosfati e silicati… oltre a questi, utili a rendere basico l’ambiente chimico dentro ai radiatori, la presenza di ulteriori additivi conferisce capacità di lubrificazione e riduzione del fenomeno di cavitazione (in termini semplicistici, la tendenza di fare schiuma di un liquido in movimento).

Cosa indicano i colori?

Differenti tipologie di additivi danno vita a differenti famiglie di liquidi refrigeranti.
Se un tempo la colorazione dell’antigelo era per distinguere le due tipologie di base disponibile, con il rosso per il metanolo e il blu per la base glicolica, oggi non è più cosi; il metanolo è stato abbandonato a causa della sua estrema volatilità (il liquido era da sostituire troppo di frequente).

Il colore blu/verde è rimasto come indicatore di liquidi a base glicole, aggiunti di additivi salini di cui sopra.

L’enorme diffusione di radiatori e componentistica in lega leggera, ha portato poi allo sviluppo di liquidi chimicamente più gentili con l’alluminio: il risultato sono i liquidi antigelo HOAT (HybridOrganic Acid Technology) cui è stata associata la colorazione giallo-porpora, in cui alcuni sali sono stati sostituiti da componenti organici. Risultato collaterale, dato dall’utilizzo di sostanze acide organiche, è anche avere un liquido più eco friendly.

Il passo successivo è stato la messa in produzione di liquidi a esclusiva additivazione organica, gli OAT (Organic Acid Technology): caratterizzati da colorazioni arancio-rosso, sono compatibili con i liquidi giallo-porpora, ma non lo sono con quelli blu/verde.

La maggioranza di liquidi di raffreddamento in commercio oggi è OAT, gli HOAT sono di concezione un po’ più datata, mentre i liquidi blu/verde sono sempre meno diffusi sul mercato e stanno via via scomparendo.

Cosa succede se mescolo liquidi di colore diverso?

Questo è forse uno dei quesiti più frequenti che ronza nella testa degli utenti avvezzi al fai da te sui propri motori. L’attenzione dei produttori nel differenziare i colori suggerisce da sola la presenza di un potenziale rischio se le cose non vengono fatte con criterio.
Parlando di mix tra diversi colori, l’operazione è fattibile tra liquidi compatibili (giallo/porpora con arancio/rosso) ma potrebbe causare una piccola riduzione dell’efficacia nel raffreddamento.
È assolutamente da evitare, invece, mescolare i liquidi verde/blu con tutti gli altri: si corre il rischio concreto di reazioni chimiche tra i diversi additivi, che possono condurre anche alla formazione di composti gelatinosi, che non hanno proprietà di raffreddamento, non scorrono bene nei tubi, e rischiano di compromettere completamente il funzionamento dell’intero impianto.

Cosa fare in caso di emergenza?

Partendo dal presupposto che sarebbe opportuno seguire le indicazioni della casa costruttrice, che consigliano un controllo prima di partire, potrebbe però essere necessario un rabbocco di fortuna. In questo caso niente di meglio dell’acqua… è la base di tutte le miscele di antigelo, e per brevi permanenze nel vostro radiatore non deve necessariamente essere demineralizzata… per tornare a casa va bene praticamente tutto, poi sarà sufficiente un lavaggio dell’impianto per stare tranquilli.

Il mio liquido è da sostituire?

Un buon metodo di controllo dello stato di salute del proprio antigelo è verificarne la limpidità: un liquido antigelo che ha subito contaminazioni da altri non compatibili, prima di degradare in composti gelatinosi, diventa torbido; va ovviamente sostituito completamente e l’impianto va sciacquato con acqua (meglio se demineralizzata).
Scarsa limpidità potrebbe anche essere sintomo di liquido vecchio, “cotto dalle ore di lavoro” sul vostro motore ma attenzione, perché non è sempre vero il contrario: un liquido anche molto vecchio potrebbe presentarsi in ottime condizioni visive (con colori vivi e molto limpido)… a meno di misurare il PH con strumenti da laboratorio, in questo caso è difficile valutare lo stato di salute della soluzione: visto il costo irrisorio (una moto da enduro contiene, in genere, meno di 1,5 l di liquido di raffreddamento) si consiglia la sostituzione almeno una volta l’anno, in caso di utilizzo amatoriale.

Se uso la moto solo d’estate?

Come è stato spiegato, nonostante il termine “antigelo”, le funzioni del liquido di raffreddamento sono molteplici: è anticorrosivo, riduce bolle e schiuma, lubrifica la girante dell’acqua, preserva in buone condizioni le parti in gomma ecc., è decisamente consigliabile l’utilizzo lungo tutto l’arco dell’anno.
Non deve preoccupare nemmeno la minor efficacia di un antigelo rispetto all’acqua pura: se da un lato è vero, come detto, che l’acqua è praticamente inarrivabile come prestazioni, dall’altro è altrettanto vero che il divario non è enorme, e che, come minimo, ogni motore degli ultimi tre decenni è stato progettato tenendo in considerazione anche questo aspetto… se si cerca una maggiora capacità di raffreddamento, meglio orientarsi verso altre soluzioni, come le ventole, radiatori maggiorati e via dicendo.
Su alcuni modelli di moto da enduro moderne, inoltre, l’impianto è sdoppiato e gestito da una valvola termostatica: a motore freddo la valvola è chiusa, lavora un solo radiatore fino al raggiungimento di una data temperatura, poi la valvola si apre e anche il secondo radiatore entra in funzione. Questo accorgimento è utile per permettere al cilindro di scaldarsi più velocemente, ma ha la controindicazione di avere una componente in più che può guastarsi: se non si opta per la rimozione della valvola, l’utilizzo di un fluido refrigerante è indispensabile per lubrificarla.
L’uso di acqua pura è previsto (e regolamentato in maniera molto precisa) per le competizioni (o i turni di allenamento) su piste asfaltate, dove, in caso di fuoriuscite, risulterebbe molto pericoloso per gli altri utenti, andando a creare una patina scivolosa sull’asfalto.

Servizio a cura di Alessandro Manna

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