Biker for Savannah: dall’idea al progetto in Namibia, passando per Milano

Sergio Chiesa, già guida in fuoristrada – forse un po’ sentimentale – ma soprattutto uomo risoluto e fine conoscitore della Namibia, è il fautore di questo bellissimo e utilissimo progetto.

Purtroppo il rinoceronte non versa in buone acque: vicinissimo all’estinzione, a causa del bracconaggio, resiste strenuamente anche grazie all’aiuto umano.

Rhino Momma Project

Con un virtuoso programma di ripopolamento e adozione del rinoceronte autoctono, è stata istituita un’importante riserva che Biker for Savannah ha inteso sostenere pubblicizzandola ma, soprattutto, donando un ingente aiuto economico.

Fondata da Jacob Muller, la riserva dista circa 45′ da Outjo, la capitale. Quarantacinque lunghi minuti su sterro per raggiungere un gruppo di sparuti ambientalisti “duri a morire”!

Un’organizzazione no-profit dedita sia alla protezione che all’allevamento di questi animali.

Il primo salvataggio è avvenuto nel 2011: un enorme esemplare di cinque anni scampato ai suoi aguzzini. E così via, mirando a implementare il parco divenendo un punto di riferimento e un bacino per ripopolare la Namibia e, sperando, l’Africa intera.

Difatti è interessante sottolineare che oltre venti esemplari son partiti per una zona del Congo.

“Nel 2015 abbiamo assistito a delle nascite, il che testimonia la buona salute dei “Rhinos”: il nostro intento – si ricordi – è re-immetterli in natura” dicono i volontari.

Il loro sito web (https://www.rhinomomma.com/) è completo di informazioni con un’intera pagina dedicata a tutti i rinoceronti che vengono presentati uno a uno, dando la possibilità di adottarli e scegliere quale aiutare. Una sorta di album Facebook.

Poesia a parte, la nota dolente: i costi di gestione, a partire dalla sorveglianza, con ricorso a quella area. Questo estremo e continuo bisogno di denaro ha indotto i volontari ad aprire le porte della riserva anche al turismo.

13.000 ettari di terreno da preservare numerose bestie, nascoste proprio a causa della caccia.

È inoltre necessario garantire loro uno stato semi-selvaggio a tutela dei diversi gruppi familiari: vicini di casa, ma abbastanza lontani.

Nonostante sia vietato toccare i rinoceronti, i viaggiatori hanno avuto la possibilità di coadiuvare i volontari della riserva nella preparazione e distribuzione di viveri, vivendo in prima persona l’esperienza più unica della propria vita.

Il tour

Sergio (Chiesa) ha organizzato un raid arruolando dodici motociclisti su KTM con a seguito due 4×4 di supporto, entrambi con due persone alla guida.

Dal 13 al 24 novembre 2019 ha condotto i suoi lungo percorsi inediti, volendo uscire letteralmente dagli schemi, anche dal punto di vista motoristico.

L’idea era quella di ricreare una sorta di safari alla scoperta dei big five, seguendo l’esperienza di anni in questo continente. Tappe giornaliere da 100 – 230 km circa, da solcare sempre sotto l’occhio vigile dell’organizzatore tra piste, dune, spiagge…

Il percorso

Il percorso stabilito prevedeva una partenza dal centro della nazione, snodandosi verso nord, verso l’Angola: un’area piena di fiumi e di corsi d’acqua e dalla vegetazione importante per poi ridiscendere, durante gli ultimi giorni, a sud.

I bikers hanno attraversato lande desolate e povere.

L’itinerario contemplava giornate lunghe in territori sconosciuti: sicuramente non per tutti:

non ci si improvvisa turisti tantomeno viaggiatori.

La necessità di un’esperienza pregressa, infatti, era fondamentale per i partecipanti, anche perché i rischi – sebbene tutto sia stato calcolato e ben congeniato in anticipo – in un ambiente come questo son sempre dietro l’angolo.

Impagabile lo stupore di chi affrontava il percorso e di chi vedeva, per la prima volta, il paesaggio. Scenari così diversi e surreali, talvolta, da sembrare in un film.

14 novembre. Il rendez-vous con welcome party presso il Kifaru Camp di Outjo.

Il giorno successivo è stato quello deputato al “riscatto” dei mezzi: a Ruacana, finalmente sulla strada giusta o, meglio: fuori strada!  Per ristorarsi successivamente presso l’Angola, Kunene River lodge.

E poi via, in giro per l’Africa.

La zona designata era quella del Kaokoland, nella regione del Damaraland: sita al confine tra Angola e la Skeleton Coast, è uno dei luoghi più selvaggi rimasti in Africa, al pari dello Zinbabwe.

L’inizio è avvenuto dal fiume Kuenene a Opuwo.
Il Kunene corre dagli altopiani dell’Angola verso sud, lambendo la Namibia, per poi proseguire fino all’Atlantico.

Nonostante l’Africa sia nota per la sua siccità, questo è uno dei rari corsi d’acqua perenni nella regione. Tant’è che ai turisti, la zona offre anche parecchi sport acquatici. Le cascate di Epupa sono magnifiche come i baobab lungo la gola.

Kunene è anche il nome della regione in cui sono i bikers, la cui capitale è Opuwo ed è lì, che hanno dormito la prima notte. Ma non prima di aver conosciuto la popolazione locale, scoprendone usi e tradizioni e socializzando con i bambini, capaci di sorridere per un nonnulla, attratti dai mezzi e dai colori.

Gli Himba sono dei pastori insediati nella zona nord. Il popolo rosso, per il colore tipico delle donne che usano ricoprire il corpo e i capelli di una sostanza, l’otjize, che dona loro questa tonalità.

L’assenza di contatto con gli europei ha lasciato pressoché inalterato il loro stile di vita il che significa, conoscendoli, calarsi letteralmente in una cultura distante, antitetica al mondo conosciuto.

Marble Camp è il punto di arrivo del 18, mettendo alla prova già i partecipanti con un cambio gomme nel classico “nulla”. Ancora “acqua” per qualche giorno: la carovana ha attraversato Hentie’s Bay, nella regione di Erongo, sempre sull’Atlantico.

Nata da una baracca che soleva fungere da luogo di villeggiatura di un ex cacciatore (Mr. Hentie), la baia è divenuta via via una tappa strategica lungo la Skeleton Coast. Un comprensorio abbastanza grande da attirare turisti per qualsivoglia bisogno.

La Skeleton Coast è un lembo di deserto, forse tra i più antichi al mondo, che unisce il Sud Africa all’Angola. Le carcasse (gli skeleton) sono numerosi ed è indubbiamente un pezzo di difficile navigazione ove anche la sopravvivenza è messa a dura prova.

Ciò spiega la tappa strategica: saltarla equivarrebbe a percorrere il tratto della Skeleton da  Swakopmund (a sud) verso la riserva naturale di Cape Cross (a nord) o viceversa, pregando di non necessitare di alcunché, carburante in primis.

Altrettanto ovvio l’approdo a Cape Cross: il capo delle otarie. Questi deliziosi animali da pelliccia popolano la riserva scoperta, come una parte di Africa, dai portoghesi. Cross significa croce: Diogo Cão, che vi approdò, eresse proprio una croce a segnalare il punto più meridionale mai raggiunto dall’uomo fino a quel momento.

Non solo paesaggi, ma anche siti di rilevanza storica: ecco Twyfelfontein. Monumento nazionale, raccoglie circa duemila dipinti rupestri e graffiti dell’età della pietra, incisi su rocce di arenaria. Un museo a cielo aperto da cui sembrava potessero apparire i Flinstones da un momento all’altro.

La donazione

Le spese sono state ridotte all’osso (oseremmo dire allo “skeleton”) durante il tour. Un turismo consapevole proprio per donare il più possibile ai rinoceronti.

Quello di Biker for Savannah è un viaggiatore – donatore, che dona con le proprie mani. Tutti i partecipanti hanno contribuito di tasca propria, consegnando un enorme assegno simbolico e tenendolo tutti in mano durante la cerimonia.

Il lascito medio si attesta sui 1.000 euro. Biker for Savannah è riuscita a consegnare alla riserva cinque volte tanto: 5.000 euro (80,000 dollari namibiani), pari a otto, nove mesi di foraggio. Foraggio particolare e dispendioso data la necessità di arricchirlo con additivi e integratori.

Che, in un periodo di secca e in una zona in costante crisi idrica, rappresenta una riserva monetaria notevole, ma bastevole per le poche unità rimaste (si rammenta il trasferimento di alcuni rhinos in Congo).

Il Lions Club milanese “Dream on the road” e il gemellaggio con i Lions namibiani

Il progetto di Chiesa è stato talmente sentito che in Italia il Lions Club Dream on the Road (il quale suole appoggiare diversi progetti, specialmente inerenti il tema “moto”) ha deciso di sostenerlo.

Il suo presidente, Cristina Marchetti, è stato fondamentale nel coinvolgimento di alcuni motociclisti locali e di vari altri Club – inclusi quelli internazionali -.

A cascata, anche dei Lions Club africani (Namibia e South Africa) hanno deciso di compartecipare. Quattro di loro hanno unito gli sforzi, affiancando i consoci italiani nel service.

Hanno collaborato il L.C. Alte Feste, nella persona di Antonella Langford, il L.C. Henties Bay, il L.C. Swakopmund e il L-C. Wellington S.A. rappresentato da Bennie Smith.

Addirittura Sergio Chiesa è stato insignito di un’onorificenza per l’impegno profuso.

Varta: il progetto nel progetto

Ulteriore scopo del viaggio era quello di appoggiare Varta (a sua volta sponsor del tour) nella sua battaglia ecologista per la sensibilizzazione della popolazione nativa in merito all’energia pulita e, ovviamente, al bracconaggio.

Ulteriore impegno del colosso, è quello di educare a non sprecare acqua che, in un paese connotato da forte siccità, sarebbe un grande segno di civilizzazione.

Com’è nata la partnership? Per caso!

Mesi prima di confermare il viaggio, Chiesa si è imbattuto in una dipendente Varta proprio all’uscita della riserva. Riconosciutala dai colori aziendali e colpito dallo slogan “supportiamo l’anti-bracconaggio”, l’ha coinvolta ottenendo immediatamente un contatto con i vertici namibiani prima e con quelli italiani poi.

La partnership è nata di conseguenza: il colosso delle batterie cercava a propria volta una causa da sposare. “Questione di karma”. O di energia!

Oltre alla multinazionale, altre attività hanno aderito: lo studio dentistico Giuseppe Muratore, AB Fits Personal Trainers, Lions Club International; Brambini e Bussetti Auto, White Rabbit Tattoo Studio.

Biker for Savannah 2020 e 2021

Sergio Chiesa, forte del successo dell’episodio “zero”, ha deciso di insistere per coinvolgere quante più realtà possibili. Da gran romantico qual è, ha già esteso i confini del proprio sogno fuori dalla Namibia.

Deserto, sabbia… le prossime edizione probabilmente vedranno il fango.

Quest’anno ha puntato la bussola verso il Madagascar per salvare gli aye aye.

L’anno seguente, invece, il candidato principale è l’Uganda.

Nel frattempo non perdete l’esclusiva intervista ai partecipanti, di prossima pubblicazione!

Testo: Valentina Bertelli

Foto: Matteo Fontana – Mario Salanitro

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