Motocavalcata delle Sorgenti 2026: fango, passione e hard enduro a Nocera Umbra

Il 2 giugno 2026 è andata in scena a Nocera Umbra la ventiseiesima edizione della Motocavalcata delle Sorgenti. Un’edizione inizialmente programmata per il 10 maggio ma rimandata, causa maltempo, proprio a questo martedì di festa della Repubblica.

La scelta si è rivelata azzeccata: nonostante l’abbondante e insistente pioggia del giorno precedente, la mattina dell’evento il cielo si è presentato sereno o appena nuvoloso. Il sole ci ha accompagnato fin dall’inizio, anche se il terreno è rimasto decisamente fangoso e impegnativo.

Prima di entrare nel vivo del racconto, ecco un riepilogo dei dati chiave dell’evento:

Scheda TecnicaMotocavalcata delle Sorgenti 2026
Data2 Giugno 2026
LocationNocera Umbra (PG)
OrganizzazioneMoto Club Nocera Umbra
Lunghezza PercorsoCirca 100 km
PartecipantiCirca 170 enduristi
Tipologia MotoMonocilindriche specialistiche e dual-sport

L’arrivo a Nocera Umbra e l’atmosfera nel parco chiuso

Questa è stata la mia prima motocavalcata in assoluto. I miei compagni di merende enduristi, veterani dell’evento, me ne avevano parlato spesso. Ho approfittato della compagnia di Riccardo per condividere furgone e viaggio. Nocera Umbra dista circa un’ora e venti minuti da casa mia, quindi siamo partiti di buon’ora per finalizzare l’iscrizione prima della partenza ufficiale fissata per le 9:30.

Appena parcheggiato il furgone, ho capito subito che non si trattava del “solito” evento adventuring, ma di una vera e propria endurata: intorno a noi c’erano solo monocilindrici in assetto da guerra. Al loro confronto, la mia Kove 450 sembrava quasi “grossa”.

Ci siamo diretti ai gazebo del Moto Club Nocera Umbra per il ritiro del numero di gara, dei gadget e del buono colazione, spendibile nei bar del meraviglioso centro storico. Dopo un caffè rigenerante, ci siamo preparati per portare le moto nei pressi della partenza.

Il parco chiuso è stato allestito lungo il viale che conduce alla porta d’accesso del centro storico, già colorato da moto di ogni marca. Nel frattempo, lo speaker forniva le informazioni di servizio fondamentali:

  • Frecce da seguire (Gialle e Rosse)
  • Punti ristoro
  • Logistica per il pranzo

Il percorso: frecce gialle vs frecce rosse

Il tracciato di circa 100 km offriva una doppia opzione di navigazione:

  • Frecce Gialle: Percorso più scorrevole, adatto a una guida meno esasperata.
  • Frecce Rosse: Varianti tecniche dedicate agli amanti della sofferenza e dell’hard enduro.

La partenza è avvenuta a scaglioni (una fila orizzontale di 7/8 moto al minuto) per evitare ingorghi. Al via, i primi metri si sono snodati tra i loggiati del centro storico, regalando uno splendido panorama montano sulla destra. Dopo appena 500 metri eravamo già fuoristrada.

In piazza ho incontrato anche Edoardo Tommasini, collega di articoli ed eventi off-road, in sella alla sua Honda specialistica 4 tempi. Partito nella batteria prima della mia, mi ha aspettato subito fuori dal paese per condividere la giornata. La decisione è stata presa subito: proviamo a seguire le frecce rosse e vediamo cosa succede.

Nel vivo dell’Hard Enduro: fango e zero grip

Dopo pochissimi chilometri siamo arrivati al primo bivio “rosso”. Ci siamo buttati a sinistra giù per un discesone infinito di terra talmente viscida che persino il ragazzo dello staff sul posto si muoveva a gattoni per risalire. Tra chi appoggiava la moto a terra e chi si sosteneva alle pareti naturali, siamo arrivati in fondo sani e salvi.

“Se queste sono le premesse, forse è il caso di evitare qualche freccia rossa per riportare a casa la moto intera…” L’abbondante pioggia della sera precedente ha azzerato il grip, mettendo in difficoltà anche le monocilindriche specialistiche più leggere. Superato il primo tratto hard, il percorso è continuato su splendidi single track in mezzo alla montagna, guidati e all’ombra degli alberi.

Il fango non ferma lo spirito dell’enduro

Davanti a un nuovo bivio rosso, non ho saputo resistere: una salita su uno scoglio che girava a destra, poi a sinistra, per poi impennarsi verso la montagna. L’inizio è stato fantastico, ma la pendenza e i sassi smossi mi hanno fatto perdere velocità. Mi sono piantato. Le gomme originali della mia Kove 450 non mi hanno aiutato, e tornare indietro era troppo pericoloso.

La bellezza dell’enduro sta però nella solidarietà: insieme a un altro pilota bloccato poco più avanti, ci siamo aiutati a vicenda. Una spintarella al suo 2 tempi, una alla mia Kove, e siamo usciti dalla fangaia, pronti a raggiungere il meritato ristoro di Bagnara al 40° chilometro, dove il Moto Club ci ha accolto con i prodotti tipici umbri.

Guadi, canyon e la prova del limitatore

Ripartiti alle 11:30 con ancora 60 km da percorrere, abbiamo affrontato tratti di strada bianca (utili per far respirare il motore) alternati a boschi fitti. Ho rischiato molto in una salita dove mi si è chiuso l’anteriore: sono rimasto in piedi per miracolo su un tratto a strapiombo, dove la guida pulita era l’unica opzione.

Successivamente, il percorso ci ha infilato in un canyon strettissimo in discesa, pieno di pietre smosse, dove il mio paracoppa ha risuonato come un gong da pugilato.

Subito dopo, io ed Edoardo ci siamo scambiati le moto per un test:

  1. Io sulla sua Honda specialistica: Ho apprezzato una leggerezza incredibile, fondamentale in quelle condizioni.
  2. Edoardo sulla mia Kove 450: Ha affrontato con scioltezza un tratto fluviale con l’acqua all’altezza del mozzo, faticando solo un po’ sui sentieri fangosi a causa delle gomme.

Il “semaforo umano” e l’ultima fatica

Verso la fine, ci siamo imbattuti in un imbuto causato da una pendenza fangosa e scavata, presidiata da uno “semaforo umano” dello staff che scaglionava i passaggi.

Quando è toccato a me, ho inserito le ruote nel canale e ho dato gas. Il grip era inesistente e il peso della moto non aiutava, ma con il motore quasi al limitatore e il fango che schizzava ovunque, io e la Kove siamo saliti senza aiuti esterni. Una soddisfazione enorme.

Conclusioni: Il bilancio della Motocavalcata delle Sorgenti

Gli ultimi 20 chilometri sono stati durissimi, caratterizzati da muri di scogli e single track tecnici, prima di ritrovare il sollievo del pavé di Nocera Umbra intorno alle 15:00. Dopo la foto di rito all’arrivo e un rapido cambio d’abiti, ci siamo goduti il pranzo compreso nell’iscrizione sotto i portici del centro storico.

A causa dello spostamento di data l’evento ha registrato circa 170 partecipanti, ma la qualità dell’organizzazione è rimasta eccellente.

A chi è adatta questa manifestazione?

Non è un evento per neofiti, nemmeno scegliendo le frecce gialle. È la classica “endurata del sabato pomeriggio” elevata all’ennesima potenza: tecnica, a tratti dura, perfetta per chi vuole mettersi alla prova tra canali, guadi, pendenze importanti e fondi scivolosi.

La mia prima motocavalcata si chiude con un bilancio totalmente positivo e con un ottimo allenamento alle spalle. La Kove 450, date le condizioni di bagnato estremo, non era forse il mezzo più agile, ma ha dimostrato una robustezza e una trazione sorprendenti. Alla prossima!

Testo e foto: Mattia Terrucidoro

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