1º Sardegna Gran Tour

Ho partecipato al 1° Sardegna Gran Tour come passeggera di una Africa Twin Adventure Sport DCT.
L’evento discovering organizzato da Antonello Chiara e Renato Zocchi aveva due punti di partenza: uno da Roma e l’altro da Milano. Noi siamo partiti da Roma.
Il nostro viaggio comincia con ritrovo alle 08:30 presso la concessionaria Honda HMR di Roma. Veniamo accolti con una colazione a buffet e pian piano arrivano gli altri partecipanti. Alla fine, siamo in sei e io sono l’unica passeggera e l’unica donna. Scopriamo così che il gruppo più numeroso è partito da Milano (circa 50 persone, tra cui anche altre ragazze). Dopo le presentazioni di rito, foto di gruppo, consegna numeri di riconoscimento per la moto e qualche gadget, inizia il nostro viaggio verso il porto di Livorno previsto su percorso misto di strade asfaltate e fuoristrada, seguendo le tracce che ci erano state inviate ad iscrizione avvenuta.
Dopo qualche km di strada si inizia subito con l’off-road e qui comincia anche qualche problema come passeggera. La strada sterrata è piena di solchi e buche che si vedono all’ultimo momento ma io ho il mio segnalatore acustico personale che attraverso l’interfono mi urla: “Attenta!” significa tieniti forte; a volte la trappola era invisibile e ….. crack! Primo colpo non attutito alla schiena. Per qualche secondo mi manca il fiato, ma tutto OK, sono ancora tutta intera. Proseguiamo e intorno alle 12:00 ci fermiamo, con mio grande sollievo, per il pranzo. L’organizzazione lo ha prenotato in un agriturismo in mezzo alle colline che di fronte ha una chiesetta diroccata ma carinissima. Dopo aver pranzato si riparte e si ricomincia con lo sterrato: curve, buche, pendenze, salite ed è qui che subisco il mio secondo crack a causa di una buca: un colpo talmente forte da incassarmi il collo e che mi farà soffrire fino al giorno successivo. Arriviamo a Follonica dalla collina, da cui si vedono il mare e il porticciolo. Alla prima vista del mare, decidiamo di scendere dalla moto per immortalare il momento.
Proseguiamo per il centro citta’ dove ci fermiamo a rinfrancarci con un gelato e per conoscere la moglie e le gemelline di Matteo, uno del gruppo, che è proprio un follonichese.

Da qui proseguiamo su strada asfaltata dato l’orario e la stanchezza, ma non ce ne pentiamo perché il panorama è mozzafiato. Solo per l’ultimo tratto entriamo in autostrada perché più scorrevole e perché dobbiamo giungere in tempo per l’imbarco.
Quando arriviamo al porto troviamo l’altro gruppo partito da Milano. Uno scambio di battute veloce perché sono già le 20:00 e la nave aspetta.
Arriviamo a Golfo Aranci in Sardegna il giorno successivo alle 08:00.
Scendiamo dalla nave e ci raggruppiamo tutti in un piazzale vicino per un piccolo briefing con gli organizzatori, Antonello e Renato che ci ricordano le norme di comportamento da rispettare e con Giulio, colui che ha preparato le tracce, che ci illustra il percorso stradale e quello on-off, compresi i punti critici. Al termine trasferiamo le borse delle moto nel furgone che ci precederà al luogo di pernottamento; prima tappa: Golfo aranci – Alghero.
Come spiegato durante il briefing, la partenza è a scaglioni ma non si parte se prima uno dell’organizzazione non è passato per segnarsi il numero della moto e il percorso scelto (stradale od on-off road); nonostante il briefing chiarificatore, ci sono partecipanti che partono senza segnalarlo, rischiando di compromettere la propria sicurezza.
Noi siamo in gruppo con Fabrizio che ha scelto come noi il percorso on-off. La tappa prevede 70% di strada asfaltata e 30% di sterrato, descritto come il più tecnico delle 4 tappe del tour. Il panorama è fantastico, tutto è fiorito e colorato, il profumo di ginestre inebria l’aria e io sono incantata da tutto ciò.
Dopo un po’ di asfalto inizia l’off-road con una salita piena di tornanti con ghiaia, profondi solchi e buche dove Fabrizio ci sorpassa. Dopo poco, proprio in un tornante, ce lo troviamo davanti a terra insieme ad un altro partecipante; la caduta è la conseguenza di uno scambio di cortesie – “rallento io per farti passare”-“no, rallento io così passi tu” – complici la pendenza, la ghiaia, il rallentamento e il notevole peso delle moto. Li aiutiamo a rialzare le moto e ripartiamo. Un piccolo appunto: per fortuna viaggiamo con Fabrizio e non da soli perché, per cause ignote, ogni tanto la traccia sparisce dal Nostro GPS.
Si susseguono salite, ripide discese, tratti pianeggianti, guadi e panorami spettacolari.
Pietro il “Mio conducente” è sicuro e sciolto nella guida anche se ci sono io dietro di lui, cosa non indifferente quando si fa off-road: un passeggero fa la differenza.

Io sono tranquilla ma certamente non rilassata: sono appollaiata come un condor sulla sella, aggrappata come una scimmia al porta-bauletto posteriore, ovviamente con entrambe le mani – e se ne avessi altre anche con quelle – puntellata con i piedi sulle pedane come un rinoceronte riluttante per non scivolare in avanti – specialmente in discesa – e intralciare ancora piu’ la guida.
Cerco di tenermi relativamente rilassata per assorbire i colpi e contraccolpi ma l’appollaiamento-aggrappamento-puntellamento non aiutano certo anzi, la sera ho le spalle indolenzite, la schiena contratta e le ginocchia finite.
Siccome l’esperienza rende saggi, nei giorni successivi modificherò un po’ la mia postura da passeggero: gobba come Quasimodo per tenere la schiena meno rigida, collo allungato in avanti come una tartaruga e capo costantemente verso sinistra come un barbagianni per evitare che il frontalino del mio casco cozzi contro il casco di Pietro.
Più o meno a metà della tappa, ci fermiamo per il pranzo a in riva al mare dove l’organizzazione ha fatto allestire un gazebo con tavole a panche: la proposta culinaria prevede ostriche e pesce arrosto.
Arriviamo alla nostra destinazione intorno alle 17:00, attraversando una splendida pineta in riva al mare che funge da parcheggio all’hotel Corte Rosada di Alghero, splendido rifugio per un corpo dolorante.
Quando smonto dalla moto sembro l’uomo di latta del Mago di Oz, tutta rigida con le ginocchia inchiodate e quando arrivo alle scale divento un bradipo anziano: penso di averci messo dieci minuti buoni per una rampa di scale.
Prima del briefing serale e della cena, visitiamo Alghero, che si rivela un piccolo gioiello.
La tappa Alghero-Arbatax del giorno dopo è la più lunga. La partenza è prevista per le 09:00. Per qualche motivo inspiegabile nel Nostro GPS che non c’è traccia giornaliera (ops!), cosi’ chiediamo ad un altro partecipante di trasmettercela via wireless. E’ l’ora di partire e l’istallazione e’ ancora al 50 %, pertanto per questa mattina, per la gioia delle mie membra, ci aggreghiamo al tour stradale.
Il cielo è coperto, ogni tanto fa capolino il sole, la temperatura è perfetta per chi va in moto, ma ciò che si imprime nella mia mente è il meraviglioso panorama che appare lungo la strada che segue la costa.
Arriviamo con il sole intorno alle 14:00 in riva ad un lago artificiale dove è stato organizzato il pranzo che oggi prevede anche carne e dolci tipici. Nel frattempo riusciamo a scaricarci tutta la traccia e alla ripartenza siamo pronti per l’off-road. Il percorso si sviluppa lungo una stradina dismessa con strapiombo, invasa dai cespugli, con il guardrail presente a tratti, che poi si trasforma in un viottolo con greggi di capre al pascolo sui pendii e in mezzo alla strada. Da passeggero è l’off-road che preferisco perché il terreno è sì sconnesso ma non come il giorno precedente.
Arriviamo all’hotel Club Saraceno ad Arbatax e parcheggiamo le moto. Un golf cart ci porta fino all’hotel che si trova poco più in là in una baia in riva al mare. Riusciamo anche a vedere un branco di delfini giocare a poche bracciate dalla riva.
Durante il briefing pre-cena ci viene comunicato che il giorno dopo il tempo non sarà clemente, è prevista pioggia tutto il giorno, e chi vuole potrà procedere direttamente per Golfo Aranci lungo la provinciale senza fare i percorsi previsti.
Visto che non ho il vestiario adatto e mi organizzo per viaggiare in una delle auto dell’organizzazione fino a Golfo Aranci. Questo anche considerando il fatto che la pioggia è prevista anche per il rientro da Livorno a casa. A me si aggiungono anche un ragazzo ed una signora nelle stesse condizioni. Pietro invece e’ uno dei pochi temerari che opta ancora per il percorso off-road, libero finalmente di guidare senza “zavorra”.
Vista la situazione, l’organizzazione ci mette a disposizione un hotel a Golfo Aranci dove rinfrancarci in attesa dell’imbarco previsto per le 20:00.
Arriviamo a Livorno la mattina s eguente alle 07:00 con pioggia battente. Come detto, io non ho tutto il vestiario adatto al maltempo e mi vedo costretta a indossare dei calzari fatti con il sacco delle immondizie per non bagnarmi stinchi e piedi.E così finisce la mia avventura.

Insomma, la sollecitazione alle giunture e alle cartilagini non è indifferente da passeggero off-road perché non sempre si vede la strada e non si hanno gli appoggi e la possibilità di “assorbire i colpi” che ha il pilota.
Devo dire però che con un po’ di esperienza e adottando degli accorgimenti posturali non è poi così male fare il sacco di patate!
Detto per inciso, rifarei tutto … anche se sono convinta di essermi accorciata – e già non sono alta …forse quest’estate potrò fare il nano da giardino!
Un grazie per l’allegria e le grandi risate a GianClaudio, Mauro, Fabrizio, Matteo, Fulvia e Luca.

Testo: Sabrina G. Arnold
Foto e video: Sabrina Arnold e Gianclaudio Aiossa

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