Dalla Panda ’95 al Ténéré ARROW sul Monte Pozzoni: un messaggio WhatsApp, una partenza lampo e l’impresa Expert tra Umbria, Abruzzo e Lazio. Al Queen Trophy è come stare in una grande famiglia. Dove trovi percorsi che soddisfano tutti i partecipanti, paesaggi spettacolari e pasti da ristoranti stellati.
Tutte le mattine iniziano con la solita routine, però quella del mercoledì precedente al Queen Trophy viene spezzata da un messaggio inaspettato! “Si è liberato un posto al Queen. Vuoi andare?”
Il primo pensiero che mi passa per la testa è “sì”, senza pensarci troppo, purtroppo devo prima riuscire a liberarmi da lavoro, famiglia e vari impegni. L’impresa ardua è compiuta, riesco ad incastrare ogni tassello e a passare alla fase successiva di pianificazione: tracce, abbigliamento, Panda, moto. Scarico le tracce gpx che mi serviranno, ritiro l’abbigliamento Alpinestar nuovo fiammante, controllo i livelli di acqua ed olio della mia Panda 4×4 del 1995, alla quale so di chiedere uno sforzo immane: portare il Ténéré Arrow fino a Bevagna.
GIORNO UNO
Sveglia presto, molto presto, non posso mettere fretta al mio “Pandino“, il quale, miracolosamente, mi ha portato senza alcun problema a destinazione. Arrivati a Bevagna posteggio nel parcheggio a noi dedicato, scarico, mi cambio e saluto la mia vetturetta dirigendomi verso la partenza. Qui lascio il mio bagaglio all’organizzazione e ricevo il trasponder: la tabella con tutti i ticket per pranzi, cene e ristori, tutto incluso nel pacchetto del Queen.
La partenza come tutti gli anni è nella piazzetta vicino ai bellissimi lavatoi, dove i ragazzi del Motoclub hanno allestito la griglia di partenza in base ai numeri assegnati; qui, oltre ai soliti centauri, che tornano di anno in anno, rimango sorpreso dagli stranieri presenti: diversi inglesi, tedeschi e svizzeri.
Con un gesto deciso, Cesare, il presidente del Motoclub Pepe Bevagna, sventola la bandiera della FIM, dando ufficialmente il via alla manifestazione.











I percorsi del Queen Trophy 2025
Al Queen ci sono tre diversi percorsi: Standard, ideale per chi si avvicina al mondo del fuoristrada con molte strade bianche e qualche sentiero facile, tutto a portata di principiante; poi c’è l’Advanced, dove il livello inizia a salire e si trovano passaggi un po’ più tecnici e impegnativi, adatto a coloro che vogliono mettersi alla prova, ed infine la Expert, dove il livello si alza ulteriormente e soprattutto aumentano i chilometri, serve quindi un po’ di allenamento e una buona preparazione atletica.
Ero orientato a fare la Expert, ma cercando e ricercando sul Garmin non riesco a trovare la traccia. Sì, ho sbagliato: non lo scaricata! Allora mi metto l’anima in pace e imposto la Standard…e via verso l’avventura.
I primi chilometri scorrono bene; anche la Standard offre alcuni piccoli tratti tecnici. Proprio su uno di questi incontro una coppia in sella a un Ténéré: lui alla guida e lei dietro. Rimango colpito dal coraggio di lei e dall’abilità di lui nell’affrontare insieme il percorso.
Il mio unico rimpianto della mattinata è non aver potuto affrontato una salita inaspettata, dove avrei voluto mettermi alla prova. Purtroppo era interrotta da alberi caduti a causa del maltempo, così il MotoClub, con grande prontezza, ha provveduto a chiuderla e a indicarci subito un’alternativa.
Finalmente un pò di Expert
Continuiamo così fino al primo ristoro: un agriturismo immerso nel verde, che per l’occasione ci accoglie con un pranzo a buffet ricco di specialità tipiche umbre.
Dopo pranzo decido di affrontare la Expert, quindi cerco di aggregarmi a qualcuno. Incontro Massimo e Daniele, due ragazzi simpaticissimi che mi accolgono subito a braccia aperte. Insieme riprendiamo la marcia a buon ritmo. Il percorso è un alternarsi di sentieri più e meno impegnativi. Di tanto in tanto regalano panorami mozzafiato. Perdiamo un po’ di tempo e così finiamo per essere quasi gli ultimi ad arrivare nella piazza di Norcia. Doccia veloce e poi via verso l’ottima cena al Casale degli Amici, ultimo atto di una giornata intensa.












GIORNO DUE
Per il giorno due la sveglia è alle 4:30 per partire un’ora dopo da Norcia, sperando di non svegliare (e farci linciare) da nessun cittadino assonnato. Il motivo della levataccia è riuscire a vedere l’alba dal Monte Pozzoni, nel comune di Castel Santa Maria. Carico la traccia Expert sul mio Garmin, pronto a partire, con me oggi c’è Luca, uno dei ragazzi del Moto Club Pepe bevagna con un leggendario KTM 990, validissimo compagno di viaggio. Le partenze sono scaglionate e noi ci mettiamo tra la coda del gruppo Expert e la testa dello Standard.
L’alba del Queen Trophy
È una mattina umida e nebbiosa, e come se non bastasse mi sono dimenticato il k-way. Inizio ad avere qualche brivido di freddo, dentro di me spero di raggiungere presto qualche tratto tecnico e più faticoso, così da scaldarmi. Spoiler: verrò accontentato molto prima del previsto. Iniziamo a salire nel sentiero, mi giro e alle mie spalle le moto formano un serpentone illuminato che si snoda silenzioso nella nebbia. Sullo sfondo, oltre le montagne il cielo comincia a schiarirsi: è l’alba che si fa strada. Spettacolo!! Ne approfitto subito per scattare una foto, rimanendo un po’ indietro.
Riparto poco dopo, ma dopo qualche metro noto che la colonna si è fermata. C’è una salita insidiosa e tra il buio e qualche pietra fuori posto, sta creando non pochi problemi ai raiders. Fortunatamente i ragazzi del MotoClub sono subito pronti a dare una mano. Io e Luca ci uniamo a loro, aiutando qualche moto. Così dopo una mezz’ora concitata, tutti riescono a salire. Purtroppo perderò l’alba, ma in compenso il freddo è passato.










Raggiungo comunque la cima della montagna, da cui si apre un panorama a 360 gradi. Uno spettacolo che resterei ad ammirare per ore, se non fosse per il morso insistente della fame che mi richiama a terra. Riprendiamo quindi di buon passo fino a Castel Santa Maria, dove, su una terrazza panoramica, ci attende la colazione. Pizze salate e dolci fatti in casa, semplici e deliziosi.
Il Terminillo
Di lì in poi è stato un crescendo: paesaggi panoramici, sentieri magnifici, e quando sono arrivato a pranzo – a base di buonissimi arrosticini che già facevano intravedere l’Abruzzo – pensavo di aver visto il meglio. Mi sbagliavo. Dopo pranzo, infatti, attraversiamo l’Abruzzo con le sue valli e montagne incantate, e poco dopo entriamo in un’altra regione ancora: il Lazio, con l’altopiano di Rascino e il suo lago. Macinare chilometri in posti così è un vero piacere, come dirà Luca all’arrivo nel Terminillo: “Avemo proprio scialato”. Alla fine, 270 chilometri e tre regioni attraversate. Una giornatona impegnativa nella Expert, ma assolutamente ne è valsa la pena.
GIORNO TRE
Con malincuore siamo arrivati all’ultima partenza e, al pensiero che sia l’ultimo giorno, un velo di malinconia mi accompagna. Mi rincuoro però quando carico la traccia Expert e scopro che ci aspettano ancora 160 chilometri.
Si parte dalla piazza centrale del Terminillo: su asfalto ci dirigiamo verso Leonessa, lungo una strada meravigliosa, tutta tornanti che si aprono su scenari da favola. Mentre la percorro, già fantastico su quando poterci tornare con la moto da strada.
Arrivati a Leonessa imbocchiamo il primo sterrato della giornata: qui confluiscono tutte e tre le categorie e mi ritrovo in mezzo alla carovana.











Arriviamo in una vallata piuttosto stretta, dove sulla destra si apre un canalone che dobbiamo affrontare. È da percorrere bello ripido, con pietre smosse e bagnate non facilitano certo le cose. Arrivato a metà salita trovo alcuni ragazzi in difficoltà. Così vedendo come è la situazione, decido di fermarmi a dare una mano. Quel tratto, ribattezzato “il canalone della morte”, mieterà diverse vittime, ma, alla fine, non si rivela poi così tragico. Iragazzi della spinta del MotoClub Pepe Bevagna, sempre presenti e instancabili, hanno aiutato tutti. Nessun vero intoppo, solo un pizzico di pepe in più al percorso – e del resto: senza qualche passaggio piccante, che Adventouring sarebbe?!
I Trasponder Owaka
Passati tutti i piloti, accompagno uno dei ragazzi inglesi in fondo. Purtroppo la sua moto ha un guasto e, anche se non prende il telefono, grazie al trasponder OWAKA fornito dall’organizzazione riusciamo a chiedere aiuto: poco dopo verrà soccorso.
Mi rimetto in cammino di buona lena, ormai ultimo della fila. Raggiungo gli altri poco prima del ristoro, accolti da un irresistibile profumo di carne alla griglia. Ci aspettano splendidi panini con salsiccia e spinaci. Ripartiamo per l’ultimo step: la stanchezza si fa sentire e il terreno ghiaioso di certo non aiuta. Piano piano continuiamo a macinare chilometri fino ad arrivare a Trevi. Da qui possiamo ammirare dall’alto il borgo umbro. Un sentiero in discesa tra gli ulivi ci porta fin sotto le mura. Entriamo da una delle antiche porte medievali e raggiungiamo l’ultimo arrivo. Qui ci aspetta anche l’ultimo pranzo, in una location speciale, proprio dentro la rocca, dove gustiamo un banchetto di specialità umbre. Il miglior modo possibile per salutarsi e darsi appuntamento al prossimo anno con i vecchi e nuovi amici.
Testo: Edoardo Bigiarini
Foto: Matteo Longobardi
Video: Alberto Pitrola



