Maledetto il mio incontro con Marretta – I miei tre giorni all’inferno di Merzouga (che rifarei domani)

Guido in offroad un’Aprilia Tuareg 660 Rally da pochissimi mesi. Sono un novizio, uno di quelli che ha ancora i muscoli che tremano dopo un’ora di sterrato. Ma galeotto fu l’EICMA e quell’incontro con Federico Marretta. Il mitico “Marret”, siciliano come me, uno che la sabbia ce l’ha nel DNA. Mi è bastato parlarci cinque minuti per trovarmi a dire: “Io vengo”.

Il programma

TOUR MAROCCO 🇲🇦
Moto a noleggio (Ktm 450 nuove)
2 guide
Hotel e pasti
Taxi da/per aeroporto ERRACHIDIA
5 giorni di viaggio
3 giorni di moto

Erano bastate queste poche informazioni per farmi salire l’adrenalina e dire di si a questa avventura molto audace per le mie possibilità.

La Banda dei Folli

Non potevo andare da solo. Ho trascinato Carmelo, il mio compagno di sventure, e siamo volati in Marocco. Al campo base abbiamo incontrato il resto della truppa: piloti veri, gente che mastica polvere da anni. All’inizio ti senti un po’ l’imbucato alla festa, ma la moto ha questo potere magico: annulla le distanze. In un attimo eravamo una cosa sola, legati dalla stessa identica voglia di sfidare l’Erg Chebbi.
C’è una sottile follia nel decidere di affrontare il deserto del Marocco quando guidi in offroad da appena pochi mesi. Ma se sei siciliano, hai il sangue caldo, e “dire di no” non è un’opzione contemplata.

Niente Aprilia Tuareg questa volta

Ad attenderci c’erano le KTM prese a noleggio in loco. Moto essenziali, cattive, nate per mangiare la polvere.

Se pensate che sia stato un giro turistico, siete fuori strada.
Il primo giorno è stato un trauma. La sabbia non perdona: è un fluido che ti ruba le energie, che ti chiede di stare sempre in piedi, sempre in trazione. Ho sudato sotto il casco come non mai in vita mia.

A guidarci c’era una guida locale, un uomo che sembrava leggere la sabbia come fosse un libro aperto. Ci ha portato fuori dalle rotte battute, lanciandoci su piste velocissime e, soprattutto, davanti a dune altissime.

Anche per chi restava indietro, c’era sempre Federico pronto a darti una mano.

Guardare quelle montagne di sabbia dal basso fa impressione. Scalarci sopra con una KTM, cercando di non piantarsi e mantenendo il gas aperto mentre il cuore ti urla di rallentare, è un’esperienza mistica.

“Mentre cercavo di rialzare la KTM per la decima volta, con i polmoni in fiamme e il sole a picco, mi sono chiesto seriamente: ma chi me lo ha fatto fare? Potevo essere a casa, sul divano, e invece sono qui a lottare contro una duna che sembra non finire mai.”

La magia del deserto

Eppure, accade l’inaspettato. Più la fatica aumentava, più la voglia di mollare veniva sommersa dall’adrenalina.
Il terzo giorno è stato l’apoteosi. La stanchezza era diventata un rumore di fondo, quasi piacevole. Quel senso di fratellanza con gli altri piloti e il ritmo trovato con la moto hanno trasformato il calvario in estasi.

Siamo arrivati alla fine dei tre giorni stremati, ma con una consapevolezza nuova. Quello che era iniziato come un azzardo si è trasformato in un bisogno: se mi avessero detto di restare altri tre giorni, avrei risposto “Sì” prima ancora di togliermi il casco.

Testo e video: Alberto Pitrola

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