Vado a festeggiare in Sudamerica

L’idea di viaggiare e scoprire nuovi luoghi in moto è sempre stata una mia grande passione e nell’inverno del 2014, in occasione del compleanno per i miei primi 40 anni e quelli di un amico d’infanzia anche lui scatenato motociclista, ci siamo regalati un viaggio in Sudamerica con la spedizione delle nostre moto (R80 GS basic e R1200 GS Adv).
Non avendo tempo per organizzare il viaggio da soli, soprattutto riguardo alla spedizione delle moto, ci siamo affidati al Moto Raid Experience di cui conosco i titolari.
Alle tappe già in programma ho voluto espressamente aggiungere passaggi in luoghi che già avevo attraversato in fuoristrada, tra cui il deserto di sale più grande del mondo, il Salar de Uyuni, le lagune e deserti in alta quota della Bolivia.
Al viaggio si sono aggiunti altri partecipanti in modo da riempire il container e ridurre le spese, alla fine sono otto le moto in partenza.
Lo start è a febbraio, in una caldissima sera d’estate (in Perù) dal porto di Lima, alle ore 20:45, dopo due giornate passate a disbrigare pratiche per sdoganare le moto. (Non lo farò mai più).
È stato davvero un incubo uscire dalla metropoli e imboccare la Panamericana, la strada che percorre da nord a sud il continente sudamericano. Si prosegue in direzione sud verso Nazca che raggiungiamo alle 4 di mattina, dopo 500 km che richiedono una costante attenzione alla guida.
L’adrenalina e la gioia di correre su questa importante via di comunicazione ci hanno permesso di arrivare tutti interi e senza sbattere contro gli ostacoli improvvisi che potevi trovare sulla carreggiata, una situazione frequente di stress durante tutto il viaggio.
Il giorno seguente l’abbiamo dedicato al sorvolo delle famose Linee di Nazca e al viaggio di trasferimento alla cittadina della successiva tappa da dove avremmo dovuto fare un’escursione in barca per l’avvistamento delle balene e la visita alle Isole Ballestas. Purtroppo l’escursione, causa mare grosso, (lì il mare si chiama Oceano Pacifico) è saltata.
Si prosegue con il programma attraversando il Perù e salendo fino a 4700 m s.l.m. per poi tuffarsi in vallate verdeggianti ricche di foreste e tanto fango, un viaggio accompagnato dal sole cocente e da torrenziali acquazzoni tropicali. Le strade sono incredibilmente belle anche alle alte quote con asfalti perfettamente mantenuti ma sono state asfaltate di recente, bisognerà vedere la loro tenuta nel tempo. Le curve si susseguono incessantemente, la voglia di dare gas c’è eccome, ma bisogna essere doppiamente prudenti. Un ostacolo improvviso, un animale o una persona possono uscire da tu non sai dove e qui una caduta diventa un vero casino! Raggiungiamo Cusco in un pomeriggio caldissimo; la città si presenta popolata da “figli dei fiori” di tutte le nazionalità del mondo a cui noi roviniamo le placide fumate e/o bevute passando in moto esattamente nel mezzo, con tre motociclisti peruviani che ci scortano dalla periferia della città accompagnandoci all’hotel e transitando per i luoghi clou. Il giorno seguente è dedicato alla visita della città perduta degli Inca e simbolo del Perù, Machu Picchu.

https://youtu.be/gvfMS9AphDk

Si riparte in direzione Bolivia passando da Puno sul lago Titicaca con escursione alle isole galleggianti e ai loro abitanti, un luogo estremamente turistico.
Varchiamo la frontiera con la Bolivia dopo aver traghettato le moto su una chiatta di legno.
L’arrivo a La Paz lo ricorderò per un pezzo, visto che tutti e otto eravamo a corto di benzina e alla sua disperata ricerca proprio quando si è scatenato l’inferno in una tempesta d’acqua.
Conoscevo già la metropoli per un mio precedente viaggio e la ricordavo per nulla carina ma questa volta l’impatto è stato violento. Era ormai buio, la strada si trasforma in un torrente, il senso e la corsia di marcia non esistono più, persone, animali e veicoli sono impazziti.
È tassativo non perdersi, ci si deve muovere a vista! Siamo pur sempre in Sudamerica!
Non so ancora come ma scarto a sinistra una buca enorme piena d’acqua uff… che culo!

Procediamo in questo marasma per un bel po’, finalmente avvistiamo una stazione di benzina dove tutti ci fiondiamo a fare il pieno. Siamo al confine del quartiere periferico di El Alto, la strada diventa nuovamente asfaltata e illuminata e si tuffa nella vallata illuminata dalle luci della città.
La Paz è come l’inferno di Dante, un cono di degrado e sporcizia, con al centro l’immancabile piazza in stile coloniale pulita e ricca di fiori. Finalmente hotel, doccia, cena e nanna.
L’indomani è bel tempo, il mio amico Enrico ed io ci stacchiamo dal gruppo che si ferma un giorno per riposare e ci avventuriamo a percorrere la mitica “carretera de la muerte”! Che dire, una strada sterrata larga circa 4 metri che dall’altopiano boliviano si tuffa nelle Jungas (giungla) percorrendo a mezzacosta montagne con torrenti più o meno grandi che la attraversano, tanto fango ma nulla di chissà che.
Arriviamo a Coroico, ci mangiamo un pollo e verdure e rientriamo per una via di intenso transito asfaltata perfettamente.
I giorni seguenti sono di grandi spostamenti attraverso la Bolivia, dagli altipiani giù nei bassopiani al margine della selva (foresta amazzonica), transitando per Cochabamba, citta industriale priva di interesse per poi arrivare percorrendo una bellissima strada in ciottolato lunga un centinaio di km alla bellissima capitale della Bolivia, Sucre, posta in altura con un clima perfetto.
Serata in ristorante tipico con spettacolo locale, si riparte il giorno seguente per raggiungere gli altopiani con deserti e lagune in altissima quota dove anche la Dakar nelle ultime edizioni fa tappa.
Da qui in poi per me non è più terreno sconosciuto, ci ero già stato nel 2004 ma passare per questi luoghi in moto e una storia a sé!

La sosta a Potosí per fare benzina è stata uno dei peggiori momenti del viaggio. Città mineraria dall’aria sporca, piena di brutta gente, smog, traffico, tant’è che anche il benzinaio mi chiede cosa ci facciamo lì. Dopo aver spiegato che eravamo diretti a Uyuni, mi dice di fare benzina e andare via subito indicandomi la strada e la direzione giusta perché “a qui todo es pericoloso” indicandomi una persona sdraiata in un angolo della strada e mimando con la mano una pistola.
Via veloci da questo postaccio, serbatoio pieno, con autonomia di 220 km, con un altro pieno a metà strada ce la si fa. Uyuni è l’ultimo avamposto prima del salar, in dieci anni molto è cambiato, internet point e negozi di souvenir sono nati come funghi, così come i turisti da tutto il mondo con zaino a spalle diretti in Cile o viceversa. L’escursione proposta dalla maggior parte delle agenzie ha una durata di tre giorni a bordo di fuoristrada fino al confine cileno attraversando paesaggi mozzafiato.
Dopo ver timbrato in dogana il “carnet de passage en douan”, andiamo all’hotel situato ai margini del salar, costruito interamente in blocchi di sale. Il mattino seguente partiamo per l’attraversamento del salar, al momento percorribile data la scarsa presenza dell’acqua, circa 10 cm, sulla superfice di sale perfettamente piatta. Per raggiungere “isola” del pesce – un affioramento, una collina ricoperta di cactus simbolo e punto di passaggio obbligato per tutti i turisti – si percorrono 80 km in entrata e altrettanti in uscita per continuare in direzione Cile.
Dunque gasss! A 140 km/ora ho mollato la manetta! Fantasticooo!
Le moto sono bianche di sale che si indurisce, così sul motore, cerchi, marmitta, telaio… poi ci penseremo! Al termine arriviamo a un villaggio di poche case, credo di militari o minatori. Da una casa esce un tipo indicandoci una pompa dell’acqua! Ci aspettava di sicuro e per pochi dollari laviamo il più possibile le moto dal sale. Si continua attraversando deserti di roccia/sabbia su piste più o meno belle, siamo comunque a oltre 4500 m s.l.m.
I posti sono incantevoli, così come i colori delle lagune costellate di flamingo, fenicotteri rosa, guanachi alpache, simil lama ma più piccoli, e le vicunia ovvero la vigogna per le maglie.
Altra tappa a Laguna Colorada, peccato per il brutto tempo, il panorama è nullo… ma tanto io già l’avevo visto! Il giorno seguente, passiamo davanti ai geyser di Sol de Manana dove fango e terra ribollono a quasi 5000 m s.l.m. Facciamo il timbro passaporti alla dogana Apacheca, 5033 m s.l.m., il punto più alto raggiunto. L’ultima laguna, chiamata Verde per il colore delle sue acque, con sullo sfondo il vulcano Licancanbur, preannuncia il confine con il Cile.

Appena varcato il cancello, la pista si trasforma in una perfetta autostrada. Siamo in Cile, terra mineraria ricchissima di giacimenti di rame. La strada si tuffa in linea retta verso l’oceano Pacifico e la città di Antofagasta, punto di arrivo del nostro viaggio. Complice la perdita di quota e la benzina a 98 ottani, le moto sembra che urlino. Ultimo stop a San Pedro de Atacama, in una nottata caldissima, d’altronde siamo in pieno deserto, il più arido del mondo. Nulla di interessante, qui solo polvere e caldo. Ad Antofagasta ci congediamo un hotel 4 stelle, un ristorante a modo… con un conto adeguato!

Il nostro regalo per i 40anni finisce qui. Imbarchiamo le moto che arriveranno tre mesi dopo a Genova.

Testo e foto: Paolo Milanesio

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